I Tre Tipi di CCSVI.

CCSVI

Le vene del collo. La giugulare interna (V.jugularis interna) è stenotica o ha una valvola malformata che conduce alla CCSVI. Le vene più piccole (vicarianti) che forniscono circolo collaterale sono visibili nei pazienti affetti da CCSVI. (immagine: wikipedia)

CCSVI (Chronic Cerebrospinal Venous Insufficiency, CCSVI o CCVI:
insufficienza venosa cronica cerebro-spinale) è un acronimo generato dal ricercatore italiano Paolo Zamboni (Direttore del Centro Malattie Vascolari dell’Università di Ferrara) nel 2008, per descrivere la compromissione del flusso di sangue all’interno delle vene che drenano il sistema nervoso centrale.
Volendo semplificare, ciò significa che è presente un ostacolo nello scarico delle vene del collo quali le giugulari interne, le vertebrali e talvolta anche della vena Azigos, la vena principale del torace.
Zamboni ha quindi ipotizzato una significativa connessione tra la CCSVI e la sclerosi multipla.
La sclerosi multipla (SM), definita anche sclerosi a placche, è una malattia autoimmune cronica demielinizzante che attacca il sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale).
La mielina è la guaina che riveste parte del corpo dei neuroni (gli assoni neuronali) e assicura una rapida ed integra trasmissione degli impulsi nervosi.
La terapia per questa grave malattia, ad oggi, si basa su farmaci che cercano di minimizzare l’intensità con la quale il sistema immunitario aggredisce il sistema nervoso e da farmaci immunosoppressori aventi il fine di arrestare la replicazione cellulare del sistema immunitario.
Questo approccio terapeutico è stato recentemente integrato dalla cosiddetta “Big Idea” del succitato Prof. Zamboni. Una teoria che, da semplice ed ipotetica, è andata progressivamente affermandosi come  una delle più rivoluzionarie ed importanti scoperte degli ultimi anni.
Essa nasce dalla constatazione che, sulla maggior parte degli individui esaminati attraverso l’uso dell’EcoColorDoppler affetti da SM, è stata rilevata la presenza di una malformazione delle vene principali del collo che drenano il sangue dal cervello verso il cuore.
Ne consegue che, tale condizione circolatoria definita con l’acronimo CCSVI, possa essere strettamente correlata con la SM.
Al momento è facile immaginare che la maggior parte degli individui affetti da SM siano a conoscenza della scoperta del Prof. Zamboni che ha aperto un nuovo approccio alla SM attraverso questa nuova ottica.
La SM quindi,  dopo secoli è considerata anche avere una significativa componente vascolare.
Ma esiste solo un tipo di CCSVI?

I Tre Tipi di CCSVI.
La domanda rappresenta una giusta introduzione a quella che potremmo definire la “scoperta nella scoperta”: “I tre tipi di CCSVI”.
Questo ulteriore importante tassello è il recente risultato raggiunto nel centro CCSVI dell’Università Sapienza di Roma dal Prof. Sandro Mandolesi tramite l’esame Eco Color Doppler (ECD)  secondo il metodo Zamboni e attraverso l’uso dell’apparecchiatura ecografica da lui consigliata per questo tipo di  esami: il Mylab Vinco Esaote.

Grazie a questa nuova scoperta si è potuto classificare  la CCSVI in tre diversi tipi:

  • i pazienti affetti da CCSVI di tipo 1 presentano un ostacolo allo scarico venoso endo-vascolare, ossia per anomalie congenite o acquisite che restringono e bloccano il drenaggio delle vene indagate;
  • i pazienti affetti da CCSVI di tipo 2 presentano un ostacolo allo scarico venoso extra-vascolare, ossia per compressione esterna del vaso;
  • i pazienti affetti da CCSVI di tipo 3  presentano scarichi venosi endo-vascolari ed extra-vascolari entrambi ostacolati.

Per semplificare possiamo dire che esiste una CCSVI di tipo “idraulico” (1), una CCSVI di tipo “meccanico” (2) e una CCSVI mista dei due precedenti tipi  (3).
Il metodo usato per diagnosticare la presenza di un ostacolo dovuto a compressione esterna del vaso (CCSVI tipo 2)  e non da restringimento interno del medesimo (CCSVI tipo 1) è stata una brillante quanto semplice intuizione: attraverso una programmata ed opportuna rotazione del capo da parte del soggetto esaminato è stato possibile notare una cospicua variazione del flusso all’interno del vaso indagato.
Tutti gli esami ECD effettuati dalla scuola romana, sotto la supervisione del Prof. Mandolesi, sono da sempre registrati su mappa emodinamica e morfologica, un rigoroso iter che agevola la realizzazione di una topografica delle compressioni venose, in clino, in ortostatismo,  in posizione neutra frontale e durante la rotazione del capo in entrambe le direzioni.
Poter diagnosticare i pazienti suddividendoli in tre diversi tipi di CCSVI permette di indicare differenti procedure terapeutiche.

Mappa Emodinamica e Morfologica (MEM-net).

Al pari della Mappa Emodinamica Venosa degli arti inferiori, la Mappa Emodinamica e Morfologica (MEM-net) dell’esame Eco Color Doppler (ECD) dei vasi venosi extra ed infra cranici permette di registrare in pochi istanti le anomalie evidenziate nel corso dell’esame ECD per la diagnosi di CCSVI.

  • un paziente affetto da CCSVI tipo 1, il quale presenta esclusivamente ostacoli endo-vascolari, avrà un’indicazione maggiore verso un trattamento di angioplastica che, notoriamente, dilata il vaso e ne migliora lo scarico;
  • un paziente affetto da CCSVI di tipo 2, con compressioni extra-vascolari venose, avrà un’indicazione specifica per un trattamento de-compressivo fisioterapico specifico che, tramite il ricondizionamento della postura del collo permetterà la decompressione dei vasi;
  • un paziente affetto da CCSVI di tipo 3 (misto) avrà un’indicazione sia ad un trattamento di dilatazione endo-vascolare che ad uno di decompressione extra-vascolare.

Questo tipo di approccio alla CCSVI e la nuova ottica nella quale si pone la SM  necessitano di competenze specifiche, qualificate, appropriate ed efficaci che concorrano tutte in modo sinergico all’ampliamento di innovative terapie razionalmente più etiologiche che sintomatiche.
Per ottenere ciò, non solo è necessario uno staff di professionisti qualificato ma anche apparecchiature idonee ed una struttura sanitaria dedicata in cui sia possibile attuare una diagnostica innovativa, di altissima tecnologia, nonché di trattamenti angio-radiologici, chirurgici, neurochirurgici, fisioterapici, di detossicazione e nutrizionali specifici.
Ecco perché è necessaria l’istituzione di un centro di eccellenza per la diagnosi e la terapia della CCSVI.
Al contrario la parcellizzazione di poli di diagnosi e trattamento spesso disgiunti impedisce una rapida ed efficace crescita di qualità ed assoggetta i pazienti a trattamenti disomogenei mettendoli a rischio di risultati incompleti.