Intervista al Prof. Sandro Mandolesi per indipendnews.com

Dove stiamo andando? A scoprire nuove cure per la sclerosi multipla. Intervista a Sandro Mandolesi
L’intervista sul sito indipendnews, di Ornella Rota.

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ROMA – Con 75mila malati (soprattutto giovani, in prevalenza donne) l’Italia è il terzo Paese in Europa per frequenza di sclerosi multipla, dopo la Germania e la Gran Bretagna. Ancora poche le certezze scientifiche che si sono raggiunte su questa malattia, per cui si richiamano possibili fattori ereditari e predisposizione genetica. “Dovremmo riflettere sul fatto che in alcune isole, come la Sardegna, l’incidenza di questa patologia è tre volte superiore rispetto al continente. Nettamente più alto rispetto alla media europea è anche il numero di tali pazienti nelle isole a nord della Scozia. Esiste forse una qualche particolarità nelle popolazioni costiere? Sarebbe interessante uno studio, che però non è ancora stato fatto”, osserva il professore Sandro Mandolesi, chirurgo vascolare e docente all’Università La Sapienza, da cinque anni impegnato nella ricerca di soluzioni innovative per la sclerosi multipla.

“Nel 2009”, ricorda, “il professore Paolo Zamboni dell’Università di Ferrara verificò in questi malati una insufficienza venosa cronica cerebro-spinale, cioè uno stato vascolare alterato a livello di deflusso delle vene del collo; fra le cause più probabili di questa ostruzione sembra esserci un blocco dovuto a un’anomalia delle valvole, oppure una compressione muscolare magari causata da una corretta posizione del collo. Questa situazione ostacola il passaggio sia del sangue sia del “liquor”, che è quel particolare liquido che provvede alla sicurezza e al nutrimento del cervello”.

Sulla base di quella scoperta, le nuove possibili terapie cosa prevedono?
“Da allora, si è cominciato a considerare la sclerosi multipla da un punto di vista non più soltanto neurologico, ma anche vascolare. Si può intervenire o dilatando dall’interno le vene bloccate, per intenderci come si usa fare con l’angioplastica delle coronarie nelle forme di infarto cardiaco, oppure – ipotesi più recente – mettere a punto una specifica manipolazione a livello cervicale che, riequilibrando la postura a livello del collo, ripristini un corretto scarico. Di più: lo studio del professore Antoine Louveau dell’università di Charlottesville (Virginia), pubblicato nel 2015 sulla rivista Nature (“Structural and functional features of central nervous system lumphatic vessel”) dimostra la connessione fra il sistema liquorale e il sistema simpatico, prospettando uno speciale procedimento per drenare il liquor almeno in parte. Un approccio per la realtà non inedito, perché la scuola romana aveva già da quattro anni ipotizzato tale connessione, proponendo anzi un particolare trattamento che abbinava il drenaggio del sistema linfatico alle manipolazioni, al quale però non è stata dedicata la giusta attenzione”.

In teoria si potrebbe prevenire la sclerosi multipla con un periodico esame delle vene?
“Oggi studiamo con molto interesse le vene del collo sia di giovani sia di anziani; quando constatiamo l’esistenza di blocchi da compressione in persone che non hanno proprio nessun sintomo di questa malattia, le cataloghiamo per monitorare le loro condizioni attraverso il tempo. Tra una ventina di anni sapremo se quelle alterazioni preludessero davvero all’instaurarsi di una patologia cosiddetta neuro-vegetativa (sclerosi multipla. Alzheimer, Parkinson, tumore cerebrale o altro). Potremo pensare alla prevenzione se e quando la correlazione risulterà certa. Penso però che siamo sulla strada giusta”.

Quali sono state finora le cure?
“Tutte di tipo farmacologico, portano giovamento nella prima fase, che con fasi alterne dura in media undici anni; successivamente, il peggioramento appare inevitabile, continuo e progressivo, fino ad arrivare alla totale mancanza di autonomia. Recentemente si sono tuttavia aperte alcune nuove possibilità come specifiche manipolazioni dell’asse cranio-cervicale associate a innovativi trattamenti di drenaggio del corpo, del capo e del collo. Ai soggetti con maggiori disturbi, però, è sempre consigliabile il ricovero affinché possano ricevere una terapia personalizzata, sottoporsi a regolari esami di controllo, seguire una dieta idonea (che sovente è quella mediterranea)”.

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